Home » Photos » Civitella del Tronto (TE)

Civitella del Tronto (TE)

Civitella del Tronto (TE)

Civitella del Tronto sorge sul versante meridionale di una eminente sperone roccioso di travertino, all’altezza di 590 metri s.l.m.; le sue origini sono oscure, ma l’ipotesi di una sua formazione tra il IX e il X secolo è avvalorata dalla drammatica situazione che viveva l’Italia in quel periodo, malmenata a Nord dagli Ungari e a Sud dai Saraceni, per cui si rese necessario riunire le abitazioni fino allora sparse per le campagne e fortificarle con cinte murarie. Nel mondo meridionale, al quale Civitella appartiene, logorato dalle aspre lotte tra Bizantini e popolazioni locali, è quasi un gioco per gli astuti e combattivi Normanni imporre il loro dominio. Ruggiero d’Altavilla, che rappresenta l’espressione più alta della monarchia normanna, nel 1139 realizza nel Mezzogiorno il primo Stato unitario, grazie all’unificazione della Sicilia con le vecchie realtà statuali del meridione, fino al fiume Tronto.Nel 1189, morto Guglielmo II senza eredi diretti al trono, si scatena una furiosa lotta per la successione tra Tancredi d’Altavilla, acclamato re a Palermo dai baroni e dal clero della Sicilia, e Arrigo VI, figlio di Federico I il Barbarossa, sostenuto dalla nobiltà e dal clero del continente. La disputa termina nel 1194 con la morte di Tancredi e, per quattro anni, Arrigo VI si divide tra la Germania e l’Italia per poi lasciare tutto improvvisamente nelle mani del giovanissimo Federico II che Dante rappresenta come ultima possanza dell’Impero.Si deve a lui la divisione del regno, al di qua del Faro di Messina, in nove province tra cui l’”Apruzzo” che qui non rappresenta più il teramano ma l’intera Regione, oggi chiamata Abruzzo. Gli eredi di Federico II non incontrano il favore del Papa Innocenzo IV che rivendica per sé il diritto di successione al trono di Sicilia ma la sua autorità si scontra con quella dell’erede Svevo Corrado IV, riconosciuta in quasi tutto il Regno. Sulla scia di queste dissidenze gli Ascolani si muovono, nel 1251, contro Teramo, desiderosi di allargare il loro dominio al di là del Tronto. Nel 1255 assediano Civitella e la sua sorte non muta in completa tragedia solo grazie all’interessamento del Papa Alessandro IV. Sotto il papato del suo successore, Urbano IV deciso oppositore di Manfredi, nella disputa fra Chiesa e Svevi viene coinvolto Carlo D’Angiò, fratello di Luigi IX re di Francia, che sconfigge nel 1266 proprio Manfredi e nel 1268 anche Corradino, l’ultimo Svevo; già nel 1265 il nuovo Papa Clemente IV incorona l’angioino re delle Sicilie - di qua e di là del faro - con il titolo di Carlo I. Con lui inizia una dominazione che si concluderà nel 1442; i nuovi padroni francesi, gli oltremontani, non sono meno arroganti dei Tedeschi che spesso, anzi, verranno rimpianti.Carlo I consolida il Regno grazie ai numerosissimi ufficiali e amministratori che lo hanno seguito in Italia, si mostra particolarmente vigile e guardingo in Abruzzo al quale, come regione di confine, destina uomini scelti per il mantenimento dell’ordine e l’attuazione delle nuove norme fiscali. Il 25 Marzo 1269 ordina l’immediata fortificazione di Civitella, posta a guardia del confine più settentrionale del suo Regno e nel 1273 nasce la Provincia di Teramo che rimarrà pressoché inalterata fino al 1927, quando la nuova Provincia di Pescara le sottrarrà tre Comuni. E nel 1282, mentre imperversano i Vespri Siciliani che porteranno l’isola sotto gli Aragonesi, resosi conto del malcontento dei sudditi (per gli onerosi dazi inflitti a merci e animali, oggetto di commercio o di semplice transito tra una località e l’altra), disciplina la materia dei Passi con una Costituzione che ne fissa numero e luogo. Nella Provincia settentrionale di Teramo, oltre Civitella (per la precisione Villa passo di Civitella), vengono investiti del ruolo di “passi” le località di Sant’Egidio, Controguerra, Colonnella e Torre a Tronto. Ma le limitazioni del commercio interno del territorio regnicolo e con il vicino Stato Pontificio, sommate agli intollerabili soprusi dei custodi dei “passi”, persistevano e le popolazioni di confine reagiscono con il contrabbando.

Il XIV secolo si preannuncia, comunque, relativamente prospero per il teramano e Civitella, sotto Roberto d’Angiò (1309-1343), si arricchisce del nuovo Palazzo Comunale, del Convento e della Chiesa di S. Francesco (1326), della Chiesa di S. Maria degli Angeli (1330) e del Convento e della Chiesa di S. Chiara (1338-1344).Il Regno è nuovamente dilaniato dalla guerra quando, sotto Giovanna I nipote di Roberto, il Re d’Ungheria Ludovico scende attraverso le Marche, desideroso di vendicare la sospetta morte del fratello Andrea, primo consorte della Regina angioina. Ludovico si assicura il possesso di Civitella e poi raggiunge Napoli, costringendo Giovanna a fuggire in Provenza; il dominio ungherese dura solamente quattro mesi a causa dell’ostilità del popolo meridionale e della peste e così - sul finire del 1348 - ritorna la Regina. Appena riconquistato il trono il pensiero le corre al “castello” di Civitella e al monastero delle clarisse che ivi protegge. Il Papa Urbano VI, però, nel 1381 la detronizza a favore di Carlo III del ramo di Durazzo (1381-1386) che regna per soli cinque anni con l’ulteriore responsabilità della corona di Ungheria; lascia, dunque, al giovane figlio Ladislao una terra profondamente ferita dalla guerra civile e questa difficile situazione interna induce Civitella a stringere alleanza con gli Ascolani (Lega del 1387). Sotto il governo disordinato della sorella Giovanna II, che gli subentra nel 1414, si registra un aspro dissidio fra Campli e Civitella che richiama l’attenzione persino del Papa Eugenio IV. Con il successore angioino Renato, il Regno - già vulnerabile - viene attaccato e diviso da Alfonso d’Aragona che conquista e controlla Civitella fino al 1438. Francesco Sforza, signore di Milano, si riappropria poi di questa terra e ne assicura il dominio all’angioino per cinque anni, ma oramai il dominio francese è agli sgoccioli. Infatti nel 1443 Alfonso si garantisce interamente il nuovo Regno e, dopo aver sconfitto Sforza, nel 1445 visita i confini settentrionali e ordina la trasformazione di Civitella in poderosa Piazzaforte. Il figlio Ferdinando viene alleggerito della responsabilità del Regno di Sicilia che il Re uscente lascia al fratello Giovanni, Re di Navarra, e i rimanenti possedimenti vengono da lui visitati e valutati in vista di una probabile ed imminente guerra con la Francia. Sotto la protezione del primogenito Alfonso, Duca di Calabria, mette anche Civitella, come fedele presidio di confine; e quando nel 1494 eredita un regno in tempesta, a causa della ribellione della classe baronale, è proprio sul confine settentrionale che corre per assicurarsi la fedeltà dei locali e a far muovere in suo favore i vicini Ascolani contro l’agguerrito esercito del Re francese Carlo VIII. I successi del nemico sgomentano Alfonso che, in un estremo tentativo di rinvigorire il Regno, abdica - il 22 Gennaio 1495 - in favore del figlio Ferdinando II. Durante l’invasione francese anche Civitella ha la sua parte di morte e dolore con l’aggravante di una insurrezione civile contro gli avidi amministratori aragonesi, agevolata dalla caotica presenza nemica. La rivolta civitellese mira, ovviamente, alle mura e ai torrioni aragonesi del versante settentrionale e, mentre Ferdinando II dopo aver regnato per soli 29 giorni è costretto alla fuga, i civitellesi passano per filofrancesi. La supremazia della Francia ingelosisce gli Stati italiani che riuniti il 31 marzo nella Lega di Venezia chiamano in loro aiuto la Spagna, l’Inghilterra e l’Imperatore Massimiliano I d’Asburgo e così, in poco tempo, Ferdinando II torna nella Capitale. Civitella ha, ovviamente, bisogno del perdono del Re per tornare in possesso dei privilegi passati e manda a corte i migliori ambasciatori; la sua posizione la favorisce ma i tempi sono comunque tristi con i francesi che spadroneggiavano e con la prematura morte di Ferdinando II che porta al potere lo zio Federico che, pur dimostrandosi abile e prudente, non immagina certo il patto segreto fra Luigi XII di Francia e Ferdinando II il Cattolico di Spagna. L’obiettivo di queste due potenze è quello di spartirsi le regioni del Reame napoletano; a un tale tradimento spagnolo Federico risponde con una resa totale alla Francia, il 25 Luglio 1501, nelle cui terre va a morire. Questo atto riapre le ostilità tra le due potenze europee; entrambe decise a non rinunciare ai possedimenti italiani, si trascinano per anni in una guerra feroce che colpisce soprattutto i loro sudditi. Civitella, nel 1528, vive una replica del barbaro saccheggio fatto dai Lanzichenecchi a Roma nell’anno precedente, organizzato a loro danno dai francesi di Francesco I; ma la Francia nulla può contro il grande Carlo V, nipote di Ferdinando II il Cattolico e di Massimiliano I d’Asburgo, re di Spagna e Imperatore d’Austria e Germania. Solo le enormi responsabilità riescono a logorare nel tempo l’Asburgo che nel 1556 abdica in favore di Filippo II al quale consegna la Spagna e il regno di Napoli, e del fratello Ferdinando al quale cede la corona germanica. Sotto il grande imperatore i civitellesi si fanno carico di ingenti alloggiamenti militari e partecipano numerosi, nel 1547, alla lotta contro i Luterani come volontari; tutto ciò fa guadagnare loro il titolo di “nobiles cives” (nobili cittadini) e la garanzia di conservare i privilegi fiscali ottenuti sotto gli Aragonesi. Civitella è inoltre protagonista di un’eroica resistenza ai francesi, dal 22 Aprile al 16 Maggio 1557; questo la rende necessaria agli spagnoli. La sua posizione strategica sul confine spinge Filippo II alla rapida decisione di realizzare, sui resti della fortificazione aragonese, un’imponente fortezza che arriverà ad occupare una superficie di quasi 25.000 metri quadrati. Il progetto spagnolo si traduce in un decennio di lavoro per l’intera popolazione e in un permanente vantaggio economico assicurato dalla presenza di un’ingente guarnigione militare e delle relative famiglie. Nel 1576 la fortezza è operativa ma la condizione di lontana colonia spagnola, nella quale il reame napoletano si trovava già dal 1505 (e che conserverà fino al 1734), acuisce i vecchi problemi economici. Il malessere diventa cronico nel XVII secolo, anche sul piano politico, e lo dimostrano i moti popolari come quello di Masaniello nel Luglio del 1647; la Spagna ne esce fortemente indebolita. Quando nel 1665 a Filippo IV succede il figlio Carlo II, di appena quattro anni, il ramo degli Asburgo di Spagna si avvia all’estinzione; la madre del piccolo Re, Marianna d’Austria, si mostra palesemente inesperta e il suo debole governo aggrava gli enormi problemi della Spagna. A soffrirne di più sono i sudditi del vicereame napoletano che, oramai abbandonati a se stessi, sono flagellati da carestie e epidemie e terrorizzati da un banditismo dilagante. Carlo II muore senza eredi nel 1700 e - per testamento - gli succede Filippo di Borbone, Duca d’Angiò, con il nome di Filippo V; la sua nomina scatena in Europa un’aspra guerra di successione con l’Austria. Il Trattato di Utrecht (1713) riconosce la corona di Spagna a Filippo V e lascia il Regno di Napoli agli Austriaci che lo occupano già dal 1707. Così, fino al 1734, la fortezza di Civitella, come quella di Pescara e dell’Aquila, è un presidio dell’esercito austriaco; in questo periodo vengono revocati molti privilegi fiscali e, di contro, viene imposto l’onere di vettovagliare le forze militati che vi stanziano e si registra - inoltre - un calo demografico di quasi un terzo dei residenti. Nel 1733 Filippo V approfitta della guerra tra la Francia e l’Austria per riportare il suo esercito nel napoletano; il 14 Maggio del 1734 il figlio Carlo viene dichiarato Re di Napoli con il nome di Carlo VII. Le truppe austriache lasciano Civitella il 16 Agosto, dopo un feroce assedio durato fino al 4 Agosto; inizia così la dominazione borbonica che verrà interrotta prima dalla Repubblica Partenopea (23 Gennaio - 13 Giugno 1799) e poi dalla seconda occupazione napoleonica (1806 - 1815). Per ciò che interessa Civitella nel Dicembre del 1798 cade con disonore in mano francese, mentre l’assedio che si conclude il 22 Maggio del 1806 è un trionfo di coraggio e fedeltà militare, a partire dal Governatore militare, l’irlandese Matteo Wade. Sul trono napoletano si succedono Ferdinando IV (chiamato Ferdinando I dopo il Congresso di Vienna), Francesco I e Ferdinando II sotto il quale gli ideali della rivoluzione francese danno vita alla prima guerra d’indipendenza (1848 - 1849). Il malcontento popolare acquista toni politici e si prepara il terreno per il compimento dell’unità d’Italia; nel 1859 Francesco II eredita un Regno che ha oramai i giorni contati. L’esercito di Vittorio Emanuele II di Savoia stringe d’assedio Civitella dal 26 Ottobre 1860 al 20 Marzo 1861 e la sua testarda resistenza al corso della storia la rende l’ultima roccaforte borbonica a piegarsi all’invasore piemontese. La resa per Civitella si trasforma in un metodico smantellamento della fortezza grazie ad un bombardamento a freddo, con l’intento di spegnere il fuoco della resistenza filoborbonica. Ma sul piano generale della storia unitaria il Regno di Francesco II finisce il 13 Febbraio con la caduta di Gaeta; la resa viene suggellata il 17 Marzo con la proclamazione in Parlamento, a Torino, del regno d’Italia. Perciò quando cade Civitella, il 20 Marzo, l’evento non acquista grande rilevanza storica; per i civitellesi è sicuramente l’inizio di un declino economico che li costringerà ad emigrare, trasformando una nobile Città in un anonimo paese della Provincia di Teramo.

www.fortezzacivitella.it/civitella.htm

(read more)

Photo taken on 2 August 2009 (© emilio di fabio / Flickr)

Related tags :
 civitella del tronto, abruzzo, italy, fortezza, kinitta, canon 450d, 18-55 is
 

Civitella Del Tronto Photos